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le immagini presenti nella pagina sono di: di Fausto Zambra, fotografo del GFNesso Zelbio

Zelbio (Gèlbi in dialetto comasco), è un comune italiano di 195 abitanti (densità: 42,4 ab/kmq) della provincia di Como in Lombardia; il paese è molto antico: i primi insediamenti risalgono all'età dei Celti e dei Liguri, per poi divenire una stazione romana del II secolo d.C. (ciò è testimoniato da ritrovamenti di reperti archeologici conservati nel Museo Civico di Como).






Zelbio sorge sulle verdi pendici del monte San Primo, circondato da maestosi castagneti cui si alternano boschi di faggi, querce, betulle e pinete. I più antichi abitanti furono i Celti, ma la prima citazione ufficiale del nome Zelbio risale al 1275, in un documento dell' Ospedale Santa Maria di Nesso, dove è possibile leggere la frase "In loco de Zelbio, montis de Nescio". Aggregata con altri paesi a Nesso, del cui feudo faceva parte , Zelbio è comune autonomo sin da 1814 , anche se, durante il ventennio fascista, fu temporaneamente unita a Veleso.
Negli anni '50, dello scorso secolo, un ufficiale americano, il colonnello James Hugh Angleton che, su invito del parroco locale don Mosè Pertusini, fece costruire nel paese una casa di riposo per i lavoratori della Società Italiana Registratori di Cassa National, che divenne in seguito l'attuale albergo "National" Nel 1972, in località Pian del Tivano, aprirono gli stabilimenti della Also Enervit, fondata da Paolo Sorbini. Queste due attività esistono ancora oggi e permettono al paese di sopravvivere, grazie anche a manifestazioni locali quali la sagra dei sapori e del pizzocchero e degli incontri d'autore organizzati ogni estate da Zelbio Cult.
Il secondo dopoguerra coincise con lo sviluppo turistico di Zelbio, che anche grazie al vicino Pian del Tivano si impose come meta turistica nell’ambito del Lago di Como.


Edifici religiosi:
chiesa di San PaoloChiesa della Conversione di San Paolo, sorge al limite dell'abitato, fu costruita a partire dal 1593 e ristrutturata nei secoli successivi. Collocata in fondo a un vasto sagrato che ospita una serie di cappelle della Via Crucis, la chiesa si presenta con una facciata divisa in due registri. Due nicchie ai lati del portale includono le statue dei santi Pietro e Paolo.Internamente, la singola navata si presenta con una serie di affreschi realizzati nel 1949 da Carlo Morgari. In fondo alla navata, il presbiterio ospita il dipinto di una Conversione di san Paolo, pala di Carlo Innocenzo Carloni collocata sull'altare al posto di una Pietà oggi conservata nella chiesa dell'Addolorata.

chiesa dell'AddolorataChiesa: Dell'Addolorata e dei Santi Primo e Feliciano Origine Medievale. La struttura attuale è frutto di ampliamenti e modifiche che si sono susseguite nel corso dei secoli, soprattutto in epoca settecentesca. La facciata dell’edificio, divisa in tre parti da quattro lesene, è sormontata da un timpano ed è dotata di un portale, di tre finestre e di due nicchie vuote. L’interno si presenta con un’aula ad unica navata e un presbiterio coperto dalla volta a botte. Le pareti della chiesa sono ricoperte da pannelli lignei.

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